Se non ora, quando. Se non io, chi

vivere la dieta serenamente

Come vivere la dieta con serenità concedendosi qualche piccola trasgressione?

Sento spesso dire dai miei pazienti che la dieta è una questione di “testa”, di approccio psicologico alla questione.

Verissimo! Ma, prima di scomodare la psicologa fermiamoci ad analizzare quanto le nostre giustificazioni siano in grado di influenzare i nostri buoni propositi, quelli che tutti noi ci proponiamo di seguire precisamente il 1 gennaio.

Quando nella testa risuonano frasi del tipo:

  • Sono fatto/a per essere grasso;
  • Sono grosso/a per costituzione;
  • Il cibo sano non sa di niente;
  • L’esercizio fisico non fa per me;
  • Le diete fanno soffrire la fame;
  • Non ho forza di volontà;
  • Ormai sono così e non posso più cambiare;
  • Non ho tempo per… ecc.

Sono balle!

Mia nonna, donna di poche ma efficaci parole mi ha sempre detto: “Con una bella acconciatura e delle scarpe nuove puoi andare dappertutto, ma se non hai con te l’obiettivo del tuo andare, allora puoi anche smontare tutto il circo” La motivazione è fondamentale.

Avere chiaro e vedere l’obiettivo è altrettanto importante per stare bene, per raggiungere un peso per noi ragionevole, per digerire meglio, per essere più lucidi e attenti, per migliorare alcuni parametri plasmatici un po’ alterati e anche per sentirsi più forti, più energici e vitali!

Guardiamo alla dieta non solo come iniziale sacrificio, dieta significa stile di vita, e il primo obiettivo con il paziente è quello di iniziare insieme un percorso di educazione alimentare, di proporre gradualmente delle modifiche delle abitudini, non di “mangiare poco”, o di “non mangiare” ma di mangiare MEGLIO, mangiare ALTRO, combinare in modo più “EFFICIENTE” gli alimenti.

Dico sempre che il percorso da intraprendere non è un viaggio solitario, è un percorso che si fa in due, senza fretta, nessuna dieta miracolosa, ma trovare insieme la via per star bene per sempre.

“Ok, inizio la dieta, parto con 4 allenamenti a settimana in palestra, perdo i primi 5 chili e mi sembra di aver raggiunto la vetta del K2, mi concedo un dolce, poi due, la birra con gli amici e dai… due cene fuori a settimana che sarà mai!”_”

Passati i primi due mesi ho ripreso tutto, in palestra un po’ mi sono anche stancata/o.. e cavolo, troppi sacrifici…mollo tutto e ricomincio a giugno, magari con qualche barretta o bibitone che fanno perdere peso così velocemente!”.

L’errore che accomuna gran parte delle diete, risiede in un eccessivo tentativo di controllo del cibo ed è proprio questo meccanismo mentale che conduce, in maniera spontanea, alla stessa perdita del controllo.

Tanto più ci si vieta qualcosa, tanto maggiore sarà il desiderio di trasgredire, per cui è molto più probabile che la persona che si è imposta di non cedere alle tentazioni del cibo, si ritrovi a trasgredire in maniera incontrollata e smisurata.

Controllare il cibo concedendoselo per ottenere un maggior controllo è importante.

 .

Quindi, come concedersi la trasgressione… nel modo giusto?

1. Curare la scelta del cibo pensando alla migliore qualità di quell’alimento

2. Non saltare i 5 pasti giornalieri contribuirà a mantenere uno stato di sazietà permanente, evitando quei picchi di fame nervosa che ci portano spesso, a fare scelte basate sulla quantità piuttosto che sulla qualità. Se ho fame mangio quello che trovo!

3. Circoscrivere gli “incontri culinari” entro spazi e tempi ben precisi, inseriti in un pasto e in un giorno speciale.

4. Scegliere il contesto curando sia l’atmosfera che l’ambiente o gli oggetti (es. la tavola o i piatti)

5. Rendere sano il piacere: viversi serenamente, con piacevolezza e senza sensi di colpa, il momento del “godimento” (o dello sgarro) del cibo definito “proibito”.

 

Attraverso il recupero di un controllo equilibrato, si andrà a riequilibrare il proprio rapporto col cibo e le più sottili dinamiche psicologiche sottese ad esso, ovvero la continua contrapposizione tra piacere e dovere, razionalità e irrazionalità: se me lo concedo posso rinunciarvi.

Devo dirvi sinceramente che questo tipo di approccio “diplomatico” nell’affrontare una dieta mi piace molto.

Non sono né una fondamentalista, né un estremista, il mio obiettivo quando si parla di buona alimentazione è sicuramente tendere ad un sereno equilibrio del corpo e della mente.

Quindi perché non provare?

 

Chi è Giorgia Alaimo?

 

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